Andrea De Carlo - Durante


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Di Andrea De Carlo

Ogni volta che mi chiedono quanto ci sia di autobiografico in quello che scrivo, rispondo “Tutto”. È così, perché ho scelto di raccontare solo di persone, luoghi, rapporti, situazioni che conosco a fondo. È una specie di patto di autenticità tra me e i miei lettori, ed è forse l’unico modo di evitare i luoghi comuni in agguato tra le righe di ogni pagina. Del resto, nessun romanziere inventa dal nulla, come un dio che crea il mondo in un universo vuoto. Al contrario, chi scrive attinge alla propria vita, ai propri pensieri, alle proprie sensazioni, alle proprie manie ricorrenti, a quello che sente e vede intorno a sé. Ma un romanzo è un romanzo proprio perché trasforma la realtà attraverso l’immaginazione: per questo non mi è mai capitato di prendere qualcuno dalla vita e trasferirlo tale e quale in una storia. Se lo facessi, avrei la sensazione di rinunciare a uno degli aspetti più appassionanti del mio lavoro, il processo che da un insieme di spunti iniziali porta a un personaggio dotato di un carattere e di uno spirito a volte più intensi di quelli di una persona reale.
Con Durante, il protagonista del mio nuovo romanzo che prende titolo dal suo nome, è stato così. Prima di cominciare a scrivere avevo in mente un personaggio misterioso eppure aperto, capace di essere molto vicino ai suoi interlocutori ma con una luce di distanza nello sguardo. Volevo che avesse un rapporto intermittente con le leggi del mondo, che a tratti apparisse profondamente saggio e a tratti irresponsabile come un bambino, familiare e straniero al tempo stesso. Caratteristiche contradditorie, ma i personaggi contradditori sono sempre quelli che mi affascinano di più, quando scrivo e quando leggo. Mi piace l’idea di poter essere sorpreso da loro, senza prevedere tutto quello che faranno o diranno. Perché è vero che i personaggi dei romanzi, una volta creati, hanno una disposizione a comportarsi, parlare, pensare che a volte li rende quasi autonomi rispetto al loro autore. È forse il risultato più bello che un romanziere può raggiungere: mettere insieme, parola dopo parola, qualcuno che poi sfugge al suo controllo, o almeno ci prova.
Come tutti i personaggi dei romanzi, Durante si è definito poco alla volta, per gradi. È cominciato con uno sguardo grigio, con un modo triste di sorridere, con un cappello di paglia. Una volta che il suo aspetto fisico e il suo carattere sono stati completi, ha cominciato a dire e fare cose che non mi ero aspettato del tutto. Per esempio, sapevo già dall’inizio che sarebbe stato incapace di dire bugie, che non avrebbe conosciuto il senso del possesso né gran parte dei codici che regolano i rapporti umani. Sapevo che avrebbe avuto un certo modo di muoversi, fluido e legnoso al tempo stesso (lavora con i cavalli, è caduto chissà quante volte rompendosi varie ossa). Ma, una volta stabilite queste caratteristiche di partenza, ecco che ha cominciato a prendere le cose degli altri senza chiedere il permesso. O a regalare le sue, anche quelle di valore, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Poi si è messo a sedurre ogni donna che incontrava. Avrei dovuto aspettarmelo, perché l’avevo reso troppo libero e troppo privo di reti di protezione, troppo naturale, troppo interessato alla dimensione femminile. Ma non avevo calcolato tutte le conseguenze: gli equilibri saltati, i mariti e compagni pazzi di gelosia, le crisi, le liti familiari, gli inseguimenti, le fughe. Né mi ero immaginato le sue capacità ai limiti del paranormale, e oltre. Il suo riuscire a leggere nel pensiero o ipnotizzare gli altri, sfidare almeno in apparenza le leggi della fisica. Soprattutto, non mi ero aspettato di doverlo seguire in un percorso di ricerca, nelle profondità dello spirito, sulle tracce del senso ultimo di quello che siamo.
Il fatto è che il destino di Durante è quello di agire da rivelatore, che fa abbandonare ai suoi interlocutori la protezione delle loro apparenti certezze, per esporre dubbi, fragilità, interrogativi sulla vita. E quello che succede quando riusciamo a riflettere senza filtri su chi siamo e cosa facciamo, su quello che ci eravamo immaginati invece, sul peso del caso, della volontà, del destino in ogni esistenza. Durante mi ha guidato in questa ricerca, con la sua sete di verità e il suo rifiuto delle convenzioni che nascondono i sentimenti, delle frasi fatte che coprono i pensieri. Pagina dopo pagina, mi sono ritrovato a dialogare con lui come con un personaggio reale, lucido e incerto, determinato e fatalista, a tratti commovente, a tratti esasperante. Da dove vengono gli elementi che lo hanno formato? Dalla stratificazione misteriosa di esperienze e sogni che ognuno di noi ha dentro di sé quando insegue i propri pensieri. Forse in Durante c’è un mio compagno ribelle di scuola media, una mia ex fidanzata, ci sono io, c’è il personaggio di un film, l’eco di una canzone. Ma alla fine è lui, Durante, e io ho la sensazione di essermi limitato a raccontarlo.